Pregiudizi da sfatare sul Metodo Natura

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Potrà sembrare strano che il primo articolo di questo Diarium Nauticum non sia incentrato sul Metodo Natura in sé, quanto sui pregiudizi che spesso gravitano intorno ad esso. Va detto che questa scelta non è in realtà casuale, dal momento che molti docenti, studenti universitari o dottorandi affermano di conoscere il metodo, quando in realtà, ad una analisi più attenta, si scopre che davvero in pochissimi lo conoscono realmente, sanno di cosa si tratta ed hanno dedicato almeno una settimana della loro vita ad analizzarlo con un minimo di acribia. La maggior parte delle notizie che girano in rete o nei discorsi anche fra colleghi dimostrano una conoscenza a dir poco superficiale, e quanto si sente dire vale, più o meno, quanto le chiacchiere dalla parrucchiera. Dispiace questo atteggiamento, in particolar modo se quanti parlano senza cognizione di causa dimostrano una certa chiusura mentale lontana dagli Studi Umanistici, che dovrebbero formare individui aperti all’analisi oggettiva della realtà circostante.

 

È opinione comune che queste due lingue, il latino e il greco, debbano essere insegnate “in una certa maniera”, ma spesso in questo modo i risultati nel complesso non sono certo esaltanti, se ad essere osservata è la classe nel suo insieme, e non il singolo individuo. A parziale discolpa dei docenti, va aggiunto che nella maggior parte dei casi essi stessi sono stati, a loro volta, studenti con cui il Metodo Tradizionale ha funzionato e che vedevano intorno a sé lo sfacelo dei compagni perché è stato sempre loro detto che quelle materie erano da sempre appannaggio di pochi. È dunque abbastanza automatico e comprensibile che in classe, una volta divenuti docenti, ripropongano il metodo che su di loro è stato funzionante, vedendo ora nella classe che hanno davanti il perpetrarsi di quegli stessi meccanismi che hanno vissuto in prima persona da studenti.

Raramente sotto forma di un attacco frontale, più spesso durante una tranquilla chiacchierata, escono fuori quasi sempre le seguenti osservazioni.

“…il Metodo Natura non prevede lo studio della Grammatica…”

FALSO. Nei manuali è previsto lo studio della grammatica, ben spiegata ed in maniera assai diffusa. Ed anzi essa è ritenuta una componente fondamentale. Quello che fa il Metodo Natura è disporre in maniera diversa gli argomenti grammaticali. Purtroppo molti docenti perdono settimane a spiegare accenti e norme, l’indoeuropeo e le leggi fonetiche di una lingua che i ragazzi sanno ancora leggere a stento, con il probabile risultato di disaffezionare fin da subito gli studenti. Ma il risultato peggiore di questo approccio è che i ragazzi cominciano subito a immaginare la lingua come un aggrovigliarsi di regole perlopiù senza senso, e non come un mezzo attraverso il quale noi possiamo toccare il pensiero degli antichi e sentire di questi la voce. Questo vizierà tutto il loro percorso di studio, ed è un fatto di cui è responsabile il docente. Quando poi si risponde a questa prima obiezione, ecco che ne viene mossa una nuova.

“…Eh, sì, hai ragione! Ma non si può studiare su testi inventati di sana pianta… bisogna far lavorare gli studenti sugli Autori!”

Questa obiezione è priva di fondamento, e fortunatamente sempre più rara.

Innanzitutto, per chi davvero nulla sapesse del MN, diciamo che i testi di riferimento (Familia Romana per il latino e Athenaze per il greco) sono sì creati ad hoc per l’apprendimento delle due lingue, ma sono fatti seguendo i lessici frequenziali ed una scansione degli argomenti grammaticali ragionata secondo le regole dettate dalle ricerche in Glottodidattica, e sono comunque pieni di passi di autore. Questi (da Virgilio ad Orazio, da Livio a Cicerone, solo per dirne alcuni) sono previsti a partire dal secondo volume di latino (Roma Aeterna, che fa seguito alle vicende della famiglia di Iulius in Familia Romana). Per i due volumi del corso di greco invece gli autori (Lisia, Senofonte, Platone, Erodoto, Bacchilide ed Aristofane) sono sapientemente incastonati all’interno delle peripezie di Diceopoli e della sua famiglia. In entrambi i casi, insieme alla lingua, sono affrontate tematiche di carattere sociale e culturale. La “storiella inventata” altro non è che un espediente narrativo per tenere gli studenti incollati alla materia ed obbligarli con l’aiuto del docente a studiare a fondo la grammatica, le strutture morfo-sintattiche ed il lessico di ogni capitolo: altrimenti il capitolo seguente sarebbe totalmente incomprensibile e nel giro di pochissimo il gioco si spezzerebbe e non sarebbe più possibile procedere.

Detto questo, perché questa obiezione è priva di fondamento? Perché tutte le grammatiche ginnasiali del MT hanno esercizi con frasi costruite ad hoc e se sono di autore sono talmente manipolate che spesso i testi diventano oscuri, così piegati alle regole grammaticali delle sezioni dell’eserciziario a cui si riferiscono, e al punto che certamente gli stessi autori non riconoscerebbero i loro scritti. Dunque si muove una critica al Metodo Natura senza rendersi conto che la stessa critica può essere rivolta al Metodo Tradizionale, ed in maniera ben più fondata.

“Ma si è da sempre studiato il latino ed il greco in questo modo!”

FALSO. Questa è la novella che ci hanno sempre raccontato, e purtroppo quando in tanti ti dicono la stessa cosa tutti insieme, specie in età adolescenziale, si finisce per crederci in maniera fideistica. Il metodo in uso nelle scuole, e preponderante, non è più vecchio di 150 anni. Tra “150 anni” e “sempre” c’è una bella differenza. Prima di allora non c’era ed era in uso un metodo che affonda le sue radici nel modello di insegnamento umanistico a cui il MN si rifà. Per ora basti questo, a riguardo presto ci saranno una serie di articoli su questo blog, partendo dai metodi di insegnamento di Guarino da Verona, passando per Erasmo da Rotterdam, Comenio John Stuart Blackie fino ai giorni nostri.

Ho sempre dato da imparare a memoria liste di vocaboli e questo il Metodo Natura non lo fa.

Il Metodo Natura non fa questo perché la Glottodidattica ha dimostrato ormai da circa un sessantennio che imparare a memoria liste di parole (specialmente in età adolescenziale) non porta al risultato di trattenerle nella memoria a lungo termine. Può andare bene per il compitino sui verbi del giorno dopo, ma tendenzialmente le ricerche ci dicono che la mente trattiene un nuovo termine da imparare

  • se è inserito in contesto;
  • se il termine stesso appare con una certa frequenza (il modello frequenziale a cui si accennava prima);
  • se è agganciato ad una realtà sensibile o azione fisica e tangibile (il modello cinestetico di apprendimento) oppure ad una semplice immagine come quella qui sotto;
  • se lo studente se ne serve, con una seppur minima frequenza, per creare frasi di senso compiuto, anche brevi, nella lingua target (nel nostro caso il latino ed il greco).

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Inoltre la mente riesce a trattenere nella memoria a lungo termine non più di 50 parole nuove al giorno, ed è già sottoposta, a questi ritmi, ad un notevole stress. Quindi dare liste di parole di latino e di greco per il giorno dopo, senza gli accorgimenti sopra elencati, è antiscientifico su tutti i fronti. Non per niente, a detta di tutti, l’apprendimento del lessico, dopo una full immersion iniziale, è solitamente messo in disparte nel MT, perché “tanto c’è il dizionario”.

“Esatto! Tanto c’è il dizionario! Che le imparano a fare le parole?”

Le solite ricerche della solita Glottodidattica dimostrano che è possibile comprendere un testo in una lingua diversa da quella nativa solo se si comprendono immediatamente e senza l’utilizzo di un dizionario almeno l’80% dei termini in esso presente, e solo se si ha piena consapevolezza del tema generale di cui parla l’autore, altrimenti la scelta del giusto significato sul dizionario diventa un terno al lotto. Per questo, se si vuole davvero che gli studenti imparino il lessico, occorre che lo apprendano nei modi sopra illustrati, altrimenti faremo loro perdere l’occasione di avvicinarsi alla voce degli antichi, e sarà solo colpa nostra. Sarà per loro uno sforzo immane non realmente fruttifero. Alcuni problemi relativi all’apprendimento del lessico sono stati toccati in questo articolo.

“Il latino ed il greco non sono fatte per essere parlate! Che senso ha parlare una lingua morta!”

Nessuno intende far parlare gli studenti in latino ed in greco per fare la spesa al mercato servendosi di queste lingue: l’utilizzo vivo della lingua è utilizzato a scopi didattici, affinché gli studenti siano realmente padroni della lingua che stanno studiano e così possano davvero entrare in profondità all’interno dei testi. È la differenza che c’è tra conoscenza della lingua (tipica di un apprendimento passivo, in cui si snocciolano regole a memoria) e possesso di una lingua.  La Glottodidattica ci spiega che il possesso si ottiene attraverso l’uso, sia esso orale o scritto, ed infatti il Metodo Natura prevede esercizi di composizione in lingua latina e greca, come fase necessaria per giungere al possesso. Ovviamente ciò è permesso solo con un connubio, sapientemente dosato dal docente, fra lessico, grammatica, morfo-sintassi e cultura classica. Non è qualcosa che un docente può improvvisare. Inoltre la definizione di “morta”, relativa ad una lingua, non concerne gli schemi di apprendimento della stessa ma semplicemente così si vuole indicare come essa non cambi più col passare del tempo.
Tematiche relative ai processi di acquisizione linguistica sono stati toccati in una serie di articoli dal titolo “Come impariamo una lingua” (Parte I – Parte II  – Parte III)

“Ma il latino ed il greco non servono a questo! Il Latino ed il Greco servono per sviluppare capacità logiche. Chi fa il Classico sa ragionare meglio degli altri e non per niente i migliori studenti delle Università di tipo scientifico provengono dal Classico!”

Che sia pur vero che di rimbalzo questo avvenga, io non lo metto in dubbio. Che il metodo tradizionale di rimbalzo favorisca il Problem Solving neppure ma, parliamoci chiaro, per essere ferrati in Problem Solving occorre passare sul greco e sul latino 5 ore al giorno per 5 anni? Questa peraltro è la ragione per cui è nato il MT a metà ‘800: non tanto per acquisire un patrimonio culturale di un certo spessore quanto per esercitarsi alla logica. Ci sembra che il risultato sia assai magro rispetto all’impegno ed alla dedizione richiesta ai discenti. Probabilmente si otterrebbero più o meno gli stessi risultati se si facesse l’abbonamento alla Settimana Enigmistica, o seguendo un Corso di Problem Solving. Sulle ragioni per cui crediamo debbano essere studiate le lingue classiche abbiamo scritto questo articolo.

Raramente ci sentiamo anche dire: “Il Metodo Natura è un metodo per dislessici.”

Questa è una delle new entry, soprattutto a seguito di un certo interesse che è nato dopo un Convegno che si è tenuto a Bologna un anno fa. Certamente in studenti con DSA e BES per i quali il Metodo Tradizionale presenta innegabili difficoltà, il Metodo Natura risulta essere una validissima alternativa, secondo le ultime ricerche nel campo. Questo però non significa che il Metodo Natura sia un metodo nato per i dislessici: significa che il Metodo Natura, con determinati accorgimenti, permette risultati finora insperati con i DSA. Il tema è stato trattato più diffusamente in questo nostro articolo.

Fondamentali, a riguardo, sono i contributi della prof.ssa Donatella Vignola. Dovrebbero essere in uscita gli Atti del Convegno tenuto a Bologna. Vi terremo informati.

Queste sono le più frequenti domande a cui dobbiamo rispondere quasi quotidianamente ed i pregiudizi che vanno sfatati sul Metodo Natura. Tutti gli argomenti che sono stati qui trattati con una panoramica a volo d’uccello sono stati analizzati in alcuni articoli a cui vi abbiamo via via rimandato e continueranno ad essere approfonditi nei prossimi.

Giampiero Marchi – Antonella Lo Castro


Per quanti volessero approfondire i temi di questo articolo, è da poco uscito un interessantissimo testo di Luciana Lepri, per la serie “Quaderni di Didattica”, dal titolo Metodi e Strumenti per l’insegnamento e l’apprendimento del Latino (ed. Edises, 2015).

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11 thoughts on “Pregiudizi da sfatare sul Metodo Natura

  1. Pingback: Messina: corsi di latino e greco antico per adulti | GrecoLatinoVivo

  2. Per favore, gentilmente, di grazia, sto impazzendo per aiutare mio figlio, per quale motivo didattico-pedagogico questo metodo cambia l’ordine dei casi nelle declinazioni? Non lo capisco.

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    • Le ragioni sono molteplici: innanzitutto il modo in cui si è soliti declinare in Italia non è universale, ma in molti altri paesi l’ordine dei casi è diverso. L’ordine di Ørberg rispetta la distinzione casi diretti/casi indiretti (Nom-Acc/Gen-Dat-Abl).
      In questo modo, per la maggior parte dei vocaboli, i casi da imparare sono non più 5 (6 se si conta anche il vocativo), ma da un minimo di 3 a un massimo di 4.

      Faccio un esempio pratico:
      -Triclinium
      -Triclinii
      -Triclinio

      anziché
      -Triclinium
      -Triclinii
      -Triclinio
      -Triclinium
      -Triclinio

      Oppure (nome maschile)
      -Servus
      -Servum (la differenza risulterà molto lieve)
      -Servi
      -Servo
      Anziché
      -Servus
      -servi
      -servo
      -servum
      -servo

      Questo comporta moltissimi vantaggio oggettivi: da un lato lo studente, quando snocciola la declinazione, ad esempio, non si ferma al primo dativo, ma accomuna subito dativo-ablativo, perché quello che ha nel testo potrebbe essere ablativo e non dativo come magari ha inizialmente supposto; inoltre la memoria è strutturata in maniera ternaria per cui la memorizzazione di 3 elementi anziché di 5 risulta più semplice.

      I ragazzi devono poi sapere che sul dizionario troveranno nominativo-genitivo, ma questa rimarrà una abitudine assolutamente automatica con un po’ di dimestichezza di dizionario.
      Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti,

      Prof.Giampiero Marchi
      Centro di Studi Classici “GrecoLatinoVivo”
      Firenze

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      • Grazie. Forse comincio a capire un aspetto di questa concezione: io non devo più partire dalla conoscenza della declinazione nel suo insieme, ma devo considerare di volta in volta la parola da declinare. Per ogni parola che voglio declinare, troverò un certo numero di occorrenze possibili, che poi si riassumeranno in una forma generale che è la declinazione. Può essere così? Sarebbe effettivamente più “naturale”, anche se per me è difficile perché ho nella memoria una successione molto fissa e una sonorità molto automatica. Mi sembra però che il fatto che sia rimasta nella mia memoria per 40 anni senza scalfirsi, deponga un po’ a favore del metodo tradizionale….

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  3. Pingback: Messina: corsi di latino e greco 2016/2017 | GrecoLatinoVivo

  4. Sono uno studente di liceo scientifico e devo dire che latino è la mia materia preferita, grazie alla mia professoressa che “usa” il metodo natura… alle medie ero in una classe con sperimentazione di latino e devo dire che incominciavo a odiarlo, mi sembrava un qualcosa privo di qualsivoglia senso! Fortunatamente già dopo le prime lezioni al liceo mi sono ricreduto. Preciso che questa mia opinione non è solo mia, ma anche della quasi totalità dei miei compagni di classe. Addirittura abbiamo fatto alcune lezioni con la pronuncia restaurata e devo dire che sono state davvero interessanti. Non voglio peccare di presunzione, ma mi permetto di consigliarlo a tutti i signori docenti che passassero a leggere questo commento 🙂

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