Il Metodo Natura è il piacere di apprendere

ariannaRiceviamo e volentieri pubblichiamo, dopo quella di Luna, la testimonianza di una studentessa, anch’essa al suo secondo anno di studio con il Metodo Ørberg.

“Il Metodo Natura è il piacere di apprendere”. Penso questo quando mi chiedono cosa sia. Io sono Arianna e da due anni a questa parte ho intrapreso lo studio della cultura classica con il metodo Ørberg. Non l’ho fatto consapevolmente, tutt’altro. Inizialmente avevo persino paura di trovarmi in difficoltà, sapevo che al Liceo Classico, lo studio del latino e del greco era fatto perlopiù di infinite regole grammaticali con eccezioni annesse e sintassi dei casi.

Con mia grande sorpresa queste due lingue mi sono state poste in modo totalmente differente: sotto forma di storie semplici prima e brani di classici poi. È proprio questo che ha fatto accrescere il mio interesse per il mondo classico, un mondo che è stato popolato non solo da aoristi o da genitivi, ma da persone che, come noi oggi, hanno progressivamente messo nero su bianco infinite idee, infinite storie che narrano di uomini come noi, con le nostre stesse mancanze e debolezze, che si tratti di condottieri o di dèi.

Inizia da qui per me il Metodo Ørberg, ovvero dalla consapevolezza che il greco e il latino non sono due mostri mitologici come Scilla e Cariddi, bensì lo specchio della civiltà da cui è necessario carpire quanti più insegnamenti possibili, ed ecco che si parla di aletheia, eleutheria e anche hybris. “Con il metodo natura si leggono solo storie e non si fa grammatica”, penserete. Non è così. Si tratta, piuttosto, del processo inverso del metodo tradizionale: si impara la grammatica attraverso questi racconti strutturati per livelli di difficoltà.
Molti pensano che si perda di vista il vero obiettivo: imparare il greco e il latino… tutt’altro! Perché il metodo Ørberg non solo insegna a tradurre senza dizionario, ma anche a sviluppare una discreta capacità di linguaggio in greco e in latino, senza la quale  non è possibile penetrare davvero i testi. Si tratta, per  altro, di uno studio molto più personale che va oltre la semplice versione da tradurre.
Questo succede quando Virgilio, Cicerone, Svetonio diventano degli alleati e non dei nemici da distruggere.
Tutt’ora penso a quando, due anni fa, ho scelto di intraprendere questo percorso: a volte penso “chi me lo ha fatto fare?”, soprattutto quando mi ritrovo un brano intero di classico davanti, ma poi inizio a leggerlo e a considerarlo non un mero obbligo, ma un modo per comprendere al meglio sia la grammatica, sia la sintassi e soprattutto il modus cogitandi dei nostri antenati.
Ma non si tratta solo di leggere e tradurre, piuttosto di svolgere numerose attività come musicare le poesie e addirittura provare a recitare piccoli sketch in lingua.
Sono delle piccole azioni che permettono a uno studente di capire ogni giorno di più un pezzo di quell’Universo-classico, così ricco di sfaccettature che vanno ben oltre le versioni di sedici righe tanto odiate.

La riscoperta della cultura classica può partire dal metodo Ørberg che, pur no11421607_10204546901893518_1056404103_nn essendo facile, è in grado di infondere l’interesse e la dedizione necessari a far sì che queste due lingue non rimangano circoscritte al libro di grammatica, ma piuttosto siano in grado di spaziare in tutti i campi delle humanae litterae. C’è chi ci aveva pensato già nel XV secolo, nel corso dell’Umanesimo, quando il latino e il greco si imparavano con metodi assai simili al Metodo Natura.

Di certo non diventerò Lorenzo il Magnifico, men che meno Francesco Petrarca, ma è pur vero che “le opere del passato sono come i fiori da cui le api traggono il nettare per fare il miele.”

Arianna Caruso

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