Due professori diventano alunni: una settimana all’Accademia Vivarium Novum

accademia vivarium novumAnche quest’anno, come l’anno scorso, abbiamo deciso di andare almeno per una settimana all’Accademia Vivarium Novum del prof. Luigi Miraglia. Lo scorso anno eravamo stati lì due settimane, dal 14 luglio al 26 luglio; quest’anno dal 26 luglio al 2 agosto. Abbiamo scelto settimane diverse volutamente, per avere così un quadro più ampio delle strategie di insegnamento utilizzate dal professore e dai suoi giovani eccellenti collaboratori.

La prima cosa che è saltata subito all’occhio per noi, l’anno scorso come quest’anno, è stato vedere quanti pochi italiani ci fossero: si contavano sulle dita di una mano. Gli insegnanti italiani eravamo solo noi: olandesi, americani, francesi, messicani, inglesi erano decisamente in numero maggiore… ci siamo spesso chiesti la motivazione, ma l’unica risposta che ci è venuta in mente è che molti docenti italiani sono “convinti” di sapere già tutto (scusate la franchezza e senza offesa per nessuno!). Gli altri italiani presenti erano o studenti di liceo che volevano perfezionare la conoscenza delle lingue classiche o, come nel caso di un ragazzo milanese, che frequenta un liceo scientifico, per imparare il greco. La presenza più stupefacente tra gli italiani era quella di Valerio, un ragazzino di scuola media che studiava il latino e il greco con maggiore passione, e probabilmente più successo, di molti nostri alunni.

I corsisti erano circa 60 in questo secondo mese di corso e alcuni di loro venivano per il secondo anno, come per esempio Anna, universitaria di Bilbao, o Eugenio, bielorusso, o Alfonso, un diciottenne spagnolo, che in patria ha frequentato un liceo dove non si studia latino: ma da circa 4 anni fa i corsi estivi all’Accademia e nell’edizione del 2014 del Certamen Ciceronianum… è arrivato quinto.

11823925_1661714104042255_1373278384_nIl più grande di età tra i docenti, molti di Università straniere, era probabilmente il prof. olandese Thomas, che già da tre anni frequenta l’Accademia. L’alunno più anziano e più appassionato era certamente il medico svizzero Alphonsus, che ha festeggiato il suo settantottesimo compleanno proprio nel corso della settimana della nostra presenza.

I corsi prevedono un’immersione totale nella lingua latina e molte ore di pratica al giorno di conversazione, lezione, attività varie svolte nei moduli; pertanto anche un docente che non avesse mai fatto uso attivo della lingua potrebbe parlare, scrivere e insegnare in latino e anche in greco con grande scioltezza e fluidità; queste lezioni sono volte contemporaneamente a farlo impadronire dei più efficaci metodi della glottodidattica, antichi e moderni.

L’orario delle lezioni è il seguente, dal lunedì al sabato compreso, in sessioni di un’ora e mezza ciascuna. 

  • 9.00-10.30: I sessione Latino 
  • 10.30-10.45: pausa 
  • 10.45-12.15: II sessione Latino 
  • 12.15-12.30: pausa 
  • 12.45-14.00: III sessione Latino 
  • 14.00: pranzo 
  • 15.30 – 17.00: Greco 
  • 17.30 – 19.00: Didattica delle lingue classiche 
  • 19.30 – 21.00: attività ludico-didattiche (drammatizzazione, musica, giochi linguistici: durante la settimana in cui siamo stati all’Accademia abbiamo letto, rappresentato e cantato diversi carmi di Orazio e Catullo e brani dell’Eneide; letto e drammatizzato scene tratte dalle Metamorfosi di Apuleio) 
  • 21.00: cena

Dopo aver visto la tabella di marcia molti penseranno: “ma siamo pazzi? Chi ce lo fa fare?” Invece non è come sembra, le lezioni non sono mai noiose e il tempo scorre in fretta: per quanto riguarda il latino si affrontano i capitoli di Familia Romana nel primo mese e di Roma Aeterna nel secondo mese (si arriva più o meno al capitolo L), mentre per il greco, per il quale è prevista solo una sessione di un’ora e mezza al giorno, si arriva al capitolo 10-11 di Athenaze, ma per chi va per più anni sono previste lezioni extra pomeridiane.

Ignazio ed Eusebio tengono una lezione sull’Eneide

Le lezioni di latino sono fatte per due gruppi in base appunto al numero degli studenti, i quali vengono divisi all’inizio del mese in modo che i gruppi risultino equilibrati. In un gruppo le lezioni sono tenute dal professore Gerardo Guzmán (specialista di Greco) nell’altro da Ignazio Armella (specialista di Filosofia antica), i quali vengono affiancati a giorni alterni dal prof. Miraglia stesso e da Eusebio – Tóth Özséb Áron (esperto di prosodia e metrica) e da Julien Claeys Boùùaert (esperto di storia della letteratura latina antica). Ad eccezione di Miraglia, nessuno dei professori ha superato i 30 anni, diversamente da quanto possiamo vedere nelle nostre scuole o nelle nostre università. È inutile dire che la preparazione di questi docenti non ha nulla da invidiare (anzi) a quella di docenti ben più anziani e “titolati” di loro.

Gerardo spiega il genitivo assoluto ai suoi studenti

La lingua che permette a tutti coloro che frequentano questi corsi, inglesi, russi, boemi, francesi o coreani, delle più diverse età e provenienti appunto dalle più varie parti del mondo, di sentirsi da subito a proprio agio, membri di una grande e gioiosa famiglia, è il latino: la conversazione quotidiana si svolge infatti solo ed esclusivamente in latino, o anche in greco antico per gli studenti che seguono o hanno seguito pure il corso di greco e vogliono fare pratica attiva. Certamente per chi vi si reca per la prima volta quest’uso può sembrare inconsueto, ma immediatamente se ne apprezza l’utilità nell’apprendimento linguistico così come nell’affiatamento tra i partecipanti. Venendo circondati da tanti che parlano in latino e greco, si acquisisce una naturale familiarità ad entrambe le lingue, che porta ben presto ad esprimersi con relativa facilità e chiarezza tanto nei rapporti quotidiani quanto nella riflessione su argomenti di letteratura, storia e cultura lato sensu. In particolare sono stupefacenti la fluidità e la naturalezza con le quali il prof. Miraglia ci ha condotto nello studio e nell’analisi delle strategie di insegnamento delle lingue classiche dall’antichità ad oggi: egli ci ha trasfuso la sua notevole competenza e la sua innata affabilità in un eloquio latino ricchissimo, sempre elegante ma mai verboso, vivido e vivace perché padroneggiato straordinariamente come lingua viva, usata da un uomo colto e cortese per esprimere non solo utilissime nozioni, ma tutto il proprio mondo interiore. Impossibile dimenticare gli innumerevoli aneddoti gustosissimi sulle persone che egli ha conosciuto da giovane e la sua abilità nel descriverne i caratteri. A chiunque dica che il latino e il greco sono lingue morte, noi obiettiamo che no, non è affatto vero: Miraglia e i suoi ragazzi sono la dimostrazione vivente ed evidente che le lingue classiche sono ben vive.

Un’ultima constatazione: a nostro modesto parere, chiunque, insegnante o alunno, o semplicemente amante della cultura classica, a prescindere che sia o meno favorevole al metodo induttivo-contestuale, dovrebbe almeno una volta nella vita fare una visita all’Accademia per capire cosa veramente vuol dire amare il latino e il greco.

Antonella Lo Castro – Lorenzo Sciajno

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