Humanitas resurgens: l’Accademia Vivarium Novum

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Ho la fortuna, lo dico con un pizzico di orgoglio, di essere stato benevolmente accolto dalla famiglia dei Vivarienses, di cui fanno parte gli studenti e i professori ma anche i sostenitori e gli amici che abitualmente frequentano l’Accademia, uno dei pochissimi posti in cui si possono respirare quei valori umanistici che il Professor Miraglia cerca di infondere nei suoi allievi, scuotendo i testi degli autori classici e moderni, oltre che gli animi dei ragazzi.

Scopo dichiarato di questo articolo è fare chiarezza su cosa sia l’Accademia e quali scopi essa si prefigga, sgomberando il campo da dicerie, al limite in alcuni casi della diffamazione, che spesso si leggono, specie sui social network, e i cui toni da osteria mal si legano a quegli studi classici che dovrebbero invece formare persone posate ed accorte nel giudicare.
Questa, sia chiaro, non vuole essere un’apologia dell’Accademia, che si difende da sola, ma un blando tentativo di spiegare, a chi non abbia le idee troppe chiare, cosa appunto essa sia e cosa faccia.

ARRIVARE ALL’ACCADEMIA

Per chi, come me, utilizza i mezzi pubblici per muoversi, arrivare a Vivarium Novum è molto semplice, ma il tragitto ha il sapore di un rito catartico di purificazione. L’Accademia infatti si trova a Castel di Guido, in una zona immersa nel verde e ben distante dal centro compulsivo di Roma, collegata ad essa solo da un autobus, il 246P, che unisce la stazione della metro Cornelia (Linea A) a Castel di Guido.
Il rito comincia qui.
Potrete fare ciò che vorrete, tentare tutte le coincidenze possibili, ma per uno strano volere del destino perderete quell’autobus per 3 (tre) minuti netti, e sarete obbligati ad aspettare un’ora in attesa del prossimo. Qui, in una zona ad altissima umanità, osserverete il traffico impazzito che spinge per gettarsi sull’Aurelia, voci (ed urla) dai mille accenti e volti di mille colori, che si intrecciano per le vie.
Chi conosce la pace dell’Accademia, può gustare anche questi momenti, con sguardo un po’ beffardo, in attesa dell’armonia che da lì a poco pervaderà i rapporti e del silenzio che circonderà le giornate di studio, in totale opposizione a quel furor che pervade la nostra quotidianità, fatta per lo più di un costante inconcludente cicaleccio.
Dopo una paziente attesa e osservazione del mondo, si sale su un autobus già stracolmo di gente che, alla fermata successiva, caricherà una turba di chiassosi studenti all’uscita dalla scuola, che spanderanno una fragranza riguardo alla quale non mi soffermerò oltre.

vista rovineSarà comunque il momento di massima affluenza, perché da quel punto l’autobus comincerà a svuotarsi fermata dopo fermata, e pure in questo il rito pare perfettamente calcolato, perché più ci si avvicina alla mèta, meno persone intorno a te ci saranno, ed il silenzio incomincerà ad insinuarsi. All’uscita dell’Aurelia per Castel di Guido, l’autobus si immetterà in una strada in salita, ai cui lati si estendono prati. L’uscita è alla terza fermata. Fatti alcuni passi, trascinando il piccolo bagaglio si entra nella sede di Vivarium Novum, dove molto silenzio e molto studio attendono finalmente l’ospite.

COS’È L’ACCADEMIA?

Nel campus dell’Accademia sono ospitati gratuitamente e fino al completamento del loro percorso formativo ragazzi provenienti dalle più svariate regioni del mondo, per un’esperienza profonda di studi superiori nel campo del latino, del greco e delle humanae litterae. I ragazzi, sono scelti attraverso una rigida selezione che inizia a fine Primavera e termina con il volgere dell’Estate. Gli studenti sono poi chiamati a studiare con serietà, rispettando le regole della vita comune.

L’Accademia dipende esclusivamente dall’attività mecenatistica, senza nessun finanziamento pubblico, ma solo grazie alla generosità di enti che finanziano le borse di studio e dei privati cittadini che donano anche dieci euro al mese perché Miraglia possa accogliere gli studenti più meritevoli. Noi stessi aiutiamo nel nostro piccolo l’Accademia, che è un baluardo in difesa dell’Umanesimo in Italia e nel mondo. Chiunque desideri fare anche una piccola donazione all’Accademia può farlo tramite paypal, affinché l’Accademia continui a vivere, perché è un tesoro la cui perdita nuocerebbe a tutti.


DUE LINGUE: IL GRECO ED IL LATINO

11823925_1661714104042255_1373278384_nVeniamo ad uno dei punti su cui molto spesso si leggono attacchi fantasiosi. Sì, all’Accademia Vivarium Novum, si possono parlare solo due lingue: il latino ed il greco antico. Qui molti si scandalizzano, ma non ve ne è ragione.
Questa scelta è assai razionale: agli studenti è richiesto di imparare il latino ed il greco, ed il modo più veloce per farlo è… parlandole.
Quanti continuano a dire il contrario, non hanno assolutamente chiaro il modo in cui si apprende una lingua. Come in ogni scuola di lingue che si rispetti in cui si parla solo la lingua target, qui si parlano esclusivamente latino e greco, perché l’obiettivo è quello di penetrare a fondo la classicità attraverso i testi. Peraltro gli studenti italiani (quest’anno 3 su 60) nell’Accademia sono una percentuale irrisoria (e sono assai pochi quelli che fanno domanda): sarebbe folle pretendere che studenti stranieri imparino da zero, oltre che il latino ed il greco, anche l’italiano.

Non è, peraltro, questo il loro scopo, che è piuttosto tornare nelle loro patrie e insegnare latino e greco diffondendo i valori che queste lingue veicolano. L’apprendimento dell’italiano sarebbe per loro totalmente inutile. Non ci vuole peraltro un genio per capire che la scelta dell’italiano come lingua comune, poi, porrebbe gli studenti italiani in una posizione non paritaria rispetto ai loro compagni, cosa che nuocerebbe fin da subito (e assai) ai rapporti ed al clima. Meglio dunque che tutti partano da zero, facendo un percorso di scoperta della lingua e della letteratura, aiutandosi fra loro se necessario e cementando così il loro senso di comunità, in contrasto con la società odierna, dove il singolo è portato a lavorare in perenne solitudine.

tyrtarion_largeAncora su questo punto, molti levano gli scudi, affermando che il latino è una lingua morta e che non si può parlare, consegnadola ad una dimensione irreversibile da trattare come sotto formalina. A parte il fatto che questo è un procedere per dogmi, questi stessi signori pensano che forse Erasmo e Comenio e Dante fossero di madrelingua latina? Essi stessi sapevano che il loro latino era artificiale, e ben diverso dai canoni ciceroniani, ma che pescava diacronicamente da  tutta la letteratura latina, arricchendosi, quando necessario, di qualche neologismo: essi la utilizzavano per comunicare nei campi delle scienze e delle lettere, ma non erano nati sotto Augusto (!).
Vogliamo forse dire che, nelle scuole di lingua inglese sparse in Italia, non si deve parlare in inglese solo perché non sono fisicamente su suolo britannico, o perché i docenti non sono madrelingua o hanno solamente una certificazione C1? È chiaro che l’inglese di queste scuole riutilizza costrutti della lingua inglese: non è forse inglese, questo?
Forse questi docenti, che attaccano l’uso attivo del latino, dimenticano che lo stesso Pascoli parlava e scriveva correntemente latino: vogliamo forse dire che cento anni fa era lecito usare attivamente le lingue classiche più di quanto non lo sia oggi? E cento anni fa il latino si sapeva… e bene!
Forse cento anni fa i nostri docenti avevano le competenze per farlo, ed i nostri docenti oggi non le hanno: il problema riguarda la preparazione, non ciò che è lecito e ciò che non lo è. Io credo che l’attacco all’uso attivo del latino sia la reazione tipica della volpe davanti all’uva, poiché non ha nessun presupposto storico né didattico.

IL METODO IN USO NELL’ACCADEMIA

Solitamente si collega il metodo Ørberg con il metodo didattico in uso nell’Accademia: questo collegamento è corretto fino ad un certo punto. In realtà, ad essere pignoli, il metodo in uso a Vivarium Novum è il cosiddetto metodo ad immersione totale (in inglese, full immersion method), tipico dei college esteri in cui si va a studiare una lingua, che prevede una full immersion e in cui si parla esclusivamente nella lingua target, nel caso dell’Accademia dando preminenza al latino.
Questo è uno dei punti chiave.
Il greco è usato nelle ore di lezione del professor Gerardo Guzman Ramirez (e, fuori da esse, da un manipolo di studenti che desiderano maggiormente lavorare su questa lingua). Ramirez infatti si serve del Metodo Ørberg, la cui efficacia richiede l’utilizzo della tecnica denominata Total Physical Response, già naturalmente integrata nel full immersion method. Il TPR richiede l’utilizzo attivo della lingua e, ad esempio, la drammatizzazione di scenette per rendere l’apprendimento simile a quello che si avrebbe in situazione reali, in una sorta di laboratorio. Gli effetti del metodo Ørberg, fuori dal metodo ad immersione totale, si possono vedere proprio nei risultati acquisiti dai Vivarienes nel greco.

Per capire la differenza tra metodo totale e metodo Ørberg, basta capire che il secondo è, per quanto riguarda il latino, parte del primo, come si evince dal seguente schema: 

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Il fatto che si dica che il metodo Ørberg sia il metodo in uso nell’Accademia, può rivelarsi fuorviante e far credere ai docenti che non sia utilizzabile al di fuori di essa. Il caso dell’insegnamento del greco dimostra però il contrario: il metodo nasce per essere usato proprio all’interno delle classi scolastiche, ed in quelle in cui il metodo è utilizzato correttamente i risultati sono notevoli.
Il monte ore dedicato allo studio della lingua greca  è praticamente equivalente a quello nelle scuole: in un biennio scolastico è possibile raggiungere risultati che sono assai vicini a quelli raggiunti dai Vivarienses. Semplicemente il metodo totale amplifica il metodo Ørberg.

UNA SCUOLA DI LINGUE? NO.

Detto questo, si può pensare che l’Accademia sia una scuola di latino e greco, ma non è così. In realtà le motivazioni che hanno spinto Miraglia ad aprire l’Accademia sono più alte. Tutta l’organizzazione, non solo gli insegnamenti, sono volti ad infondere nei ragazzi i valori più alti dell’Umanesimo, che hanno fatto grande l’Italia e l’Europa nelle lettere, nel diritto, nelle arti, nella vita. Non solo si scuotono i testi per trarre da essi riflessioni profonde sull’Uomo, leggendo Seneca, Esiodo, Omero, i tragici, Plauto fino ad Erasmo o Valla, ma ai ragazzi è richiesto di vivere insieme, condividendo la stessa stanza e imparando a rispettare l’Altro, diverso per cultura, ceto sociale, credo religioso, educazione e carattere, aiutandosi nello studio, facendo propri quei diritti universali che uniscono tutte le genti. Per chi possiede una consapevolezza più affinata dei fatti storici, risulta commovente exempli gratia vedere giovani serbi e croati scherzare insieme, nel crollo silenzioso delle barriere ideologiche che hanno causato e causano in tutto il mondo tragedie imponenti. Ai ragazzi, completamente ospiti dell’Accademia, è richiesto il rispetto di alcune regole basilari, come arrivare in orario ai pasti, momento di grande coesione, e tenere in ordine i locali in cui vivono, come le aule e la biblioteca, ricchissima di volumi e a completa disposizione dei ragazzi. Quanti non si impegnano nello studio o non rispettano le regole sono allontanati dalla scuola, secondo due metri di valutazione che sono sempre più estranei alla nostra società: il merito e l’impegno.
sa-schola-1-2Miraglia trattai suoi allievi come farebbe un padre, sempre disponibile, pronto all’ascolto e al sorriso, condividendo con loro momenti della sua giovinezza che li possano incoraggiare, ma al tempo stesso rimanendo un padre giusto e, quando la situazione lo richieda, severo. Per gestire quotidianamente un’impresa di questa portata, occorre possedere una sensibilità estremamente affinata ed una conoscenza dell’animo umano assai profonda, valori che non possono prescindere da una vera formazione umanistica.

ARALDI DELL’ACCADEMIA NEL MONDO

I ragazzi non si sentono ingabbiati in questa realtà; hanno anzi l’intelligenza di capire che è offerta loro un’opportunità per crescere e migliorarsi come persone, prima ancora che come studiosi. I ragazzi (in particolare coloro che rimangono per il secondo anno di studi, che forma classicisti di spessore) percepiscono di non essere semplicemente latinisti o grecisti, ma messaggeri dell’Accademia e del suo modo profondo di concepire l’Umanesimo, fatto non di sterili filologismi, ma di rispetto di quei valori, mutuando nella vita quotidiana gli insegnamenti dei più grandi autori e pensatori del mondo antico e del mondo moderno: questi insegnamenti restano addosso anche a chi, come colui che scrive, frequenta saltuariamente l’Accademia.
Miraglia sa bene che avrà fallito nel suo progetto se lo studente non si sentirà araldo dell’Accademia nel mondo: scopo del Professore partenopeo è infatti quello di plasmare non solo docenti di lettere, ma prima di tutto – e più ambiziosamente – homines novi: persone, prima che studiosi, capaci di comprendere fino in fondo che
“i grandi autori sono quelli in grado di riflettere non solo il loro tempo, ma di dar luce anche al nostro”, secondo le parole di Remo Bodei.

Ecco che allora il vero impegno dell’Accademia sta nel motto ch’essa ha scelto per sé, tratto da Sant’Agostino, che è un invito a riflettere quanto stia a noi cambiare, con il nostro modo di essere, il mondo in cui viviamo:

“Nos sumus tempora, quales sumus, talia sunt tempora”.

Giampiero Marchi
Centro di Studi Classici GrecoLatinoVivo



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