Notte Nazionale del Liceo Classico: in Sicilia va in scena il Metodo Ørberg

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Il 15 gennaio 2016 dalle 18 alle 24, si è svolta la seconda edizione della Notte nazionale del liceo classico. 237 istituti in tutta Italia hanno aperto al pubblico con mostre, dibattiti, spettacoli teatrali recitati in greco e latino, degustazioni. L’iniziativa è partita lo scorso anno da un’idea del professor Rocco Schembra, docente del “Gulli e Pennisi” di Acireale.

Il dibattito sul futuro del Liceo Classico è vivo e vede coinvolti molti intellettuali di alto livello, tra cui Umberto Eco, Dario Antiseri, Luciano Canfora, Nuccio Ordine; ai detrattori, che considerano gli studi classici obsoleti, anacronistici e inutilmente complessi, essi rispondono che le discipline come il latino, il greco, la filosofia hanno una valenza formativa fondamentale: consentono ai ragazzi di sviluppare il senso critico, la flessibilità del pensiero, la creatività e l’attitudine alla ricerca e al problem solving, competenze indispensabili in un mondo che corre sempre più veloce e in cui bisogna sapersi orientare con consapevolezza e autonomia di giudizio. Ebbene la scuola non può limitarsi a insegnare un know how che sia spendibile immediatamente nel mondo del lavoro, anche perché esso è in continuo cambiamento e ci costringe a reinventarci ogni giorno; la scuola e l’istruzione, più in generale, devono insegnare ai ragazzi a “saper essere” e il “saper essere” è per sempre. Oltre a queste ragioni di carattere epistemologico e pedagogico, ve ne sono, poi, altre, più semplici: il nostro Paese vanta la percentuale più elevata di beni archeologici, artistici e culturali; pertanto, o decidiamo di valorizzarli, trasmettendo alle nuove generazioni gli strumenti linguistici e culturali per capirli, apprezzarli e tutelarli, o la nostra cultura e la nostra stessa identità nazionale verranno irrimediabilmente deprivate.

Anche il Liceo Classico G. La Farina di Messina ha partecipato alla serata, scegliendo come tema la cultura contro ogni forma di violenza, come risposta alle barbarie dei tempi moderni, e come rifiuto della guerra a 360 gradi.

Un viaggio attraverso tempi ormai dimenticati, attraverso dibattiti, convegni, letture, musica, spettacolo, arte, recitazione e degustazioni. L’evento ha riscosso grande successo, ha rievocato piacevoli ricordi in coloro che il Liceo Classico l’hanno frequentato tanti anni fa, e ha suscitato, si auspica, curiosità e interesse, nei giovani ragazzi che presto saranno chiamati ad iscriversi alla Scuola Superiore. Gli alunni di due classi del Metodo Ørberg di secondo anno, hanno scritto la sceneggiatura e recitato in un cortometraggio che ha avuto come tema il libro di testo Athenaze.

 

La cosa che mi ha particolarmente colpito in questo cortometraggio girato dai miei alunni, è sicuramente la loro voglia di divertirsi, di mostrare a tutti quelli che dicono che il classico è “pesante”, “noioso” “non serve a nulla”, che si sbagliano; che ci si può divertire anche a recitare in greco antico.  L’idea della saga di Diceopolis, nasceva dal fatto che durante le interrogazioni venivano sempre ripercorse le mirabolanti avventure del contadino ateniese e dei suoi familiari, per fare sì che gli alunni ricordassero lessico e grammatica anche andando avanti con la storia e con i capitoli da studiare. La storia di Diceopolis ha accompagnato la vita scolastica (e non solo) di questi ragazzi che lo scorso anno per la prima volta si sono approcciati allo studio del greco antico, e che adesso a distanza di un anno e mezzo sono in grado di sceneggiare e mettere in scena un piccolo cortometraggio. Il mio plauso personale va a loro: ritengo che per un’insegnante non ci sia soddisfazione più grande di divertirsi e fare divertire chi ha davanti, dando ai ragazzi la possibilità di imparare il pensiero classico senza per forza ch’essi si annoino a colpi di pluralia tantum ed infinite eccezioni alle regole. Questo ovviamente non vuole dire che non si deve sapere la grammatica, ma che la grammatica fine a se stessa sta uccidendo il latino e il greco.

[Antonella Lo Castro – Liceo Classico “G. La Farina”  (Messina)]


12562570_10208238289025335_2113605814_oAnche a Pachino (SR) L’Istituto Michelangelo Bartolo ha organizzato, in occasione della seconda edizione della Notte Nazionale del Liceo Classico, alcune scenette riprese dai testi di Familia Romana e Athenaze.  Abbiamo già avuto modo di parlare (qui e qui) di questo Istituto, che si è dimostrato non tanto “moderno”, quanto aggiornato sulla base degli studi in merito all’apprendimento linguistico e quindi all’apprendimento delle lingue classiche, che lingue, a tutti gli effetti, sono. La scelta del metodo Ørberg non deve infatti essere una scelta dettata dal Marketing per acchiappare nuovi studenti in un tempo in cui si dimostra forte la crisi delle iscrizioni al Classico, quanto la consapevole presa d’atto dei processi d’apprendimento, che il metodo Ørberg rispetta a differenza del metodo tradizionalmente in uso nelle scuole, per ragioni che già abbiamo potuto osservare (qui).

12562436_10208238289345343_1987974891_oI ragazzi delle classi prime (la scelta del metodo è infatti partita quest’anno, dopo un intenso periodo di formazione a cui è stato sottoposto il corpo docente) dell’indirizzo classico, scientifico e delle Scienze Umane, hanno portato in scena alcuni dei colloquia presenti in Familia Romana, con la familia Iulii alle prese con servi ladri e ancelle mezze-sorde. Gli studenti dell’indirizzo classico hanno poi indossato le vesti di Diceopolis e dei personaggi di Athenaze.

12562395_10208238289585349_827824314_oOvviamente tutte le scenette sono state rappresentate in latino e greco dai ragazzi, con alcuni di essi in veste di narratori (sempre in lingua). I Professori Ivana Scarpetta, Francesco Montalto, Sara Morana e Carmen Gelsomino che hanno guidato la preparazione, hanno visto studenti non solo calati nelle loro parti, ma anche in grado, durante la preparazione delle scenette, di approfondire al contempo le strutture morfosintattiche, apprendendo e divertendosi nello stesso momento (secondo le parole di Erasmo da Rotterdam), in una attività che in didattica è definita role playing.
Una rappresentazione che non è stata la ripetizione pappagallesca di frasi imparate a memoria, ma un momento di apprendimento.
Le famiglie degli studenti sono soddisfatte, e la madre di una ragazza ha così espresso tale soddisfazione: “Mia figlia in casa parla latino, e riesco a percepire in lei grande felicità e serenità nel procedere in questo lavoro, segno che la direzione presa dall’Istituto sta dando davvero i suoi frutti”.

Dunque la Sicilia Orientale si dimostra sempre di più attiva nella sperimentazione di nuove e più efficaci tecniche didattiche delle lingue classiche, segno di una nuova percezione e maturità da parte di alcuni istituti che si mettono in gioco e decidono di dedicare tempo e risorse per la formazione della classe docente, in un clima di profondo rigore scientifico ma anche di notevole soddisfazione per i risultati che, mano a mano, questa scelta e questa serietà portano.

[Giampiero Marchi
Centro di Studi Classici GrecoLatinoVivo (Firenze)]



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