Perché far studiare il latino (ed il greco) ai nostri ragazzi nell’era di Internet?

studiare-latinoNei tre articoli precedenti della serie “Come impariamo una lingua” abbiamo cercato di analizzare il modo in cui funziona il cervello nell’apprendimento delle lingue e, sulla base delle ricerche scientifiche, come sia possibile una didattica diversa delle lingue classiche che rispetti quei processi di apprendimento. Abbiamo osservato come lo studente possa giungere a possedere (e non solo a conoscere) il latino ed il greco e come alcune tecniche didattiche che il docente mette in atto possano permettere il raggiungimento di questo scopo.

Manca però, a questo punto, la risposta ad una domanda fondamentale che ancora non ci siamo posti, cioè perché, oggi, in un’epoca così fluida, è ancora necessario (ed anzi, fondamentale) studiare le lingue classiche.

LOGICA, ETIMOLOGIE E FORMA MENTIS?

Ci siamo posti tutti questa domanda, prima da studenti, poi da docenti, e la risposta è latino-e1426508436687sempre stata più o meno la medesima. Sono assai di frequente chiamati in causa l’esercizio di “logica”, “il ragionamento analitico”, la “forma mentis” che il latino ed il greco, con le loro strutture così matematiche, forniscono al discente. O ancora se ne giudica come estremamente valido il potere, che queste due lingue hanno, di accrescere il lessico italiano, attraverso lo studio dell’etimo, e migliorare la capacità oratoria di chi le studia. Negli anni liceali queste ragioni mi hanno convinto sempre molto poco, lo devo ammettere, e mi hanno spinto ancora meno allo studio.
Ho però fatto quello che, credo, abbiamo più o meno fatto tutti: ho preso queste motivazioni e le ho accettate quasi fideisticamente, come fa qualsiasi studente tra i 14 ed 16 anni, che se le sente ripetere da più parti: genitori, parenti, insegnanti. Ho finito per non metterle in dubbio: il fatto che non le sentissi mie era ascrivibile esclusivamente alla mia “immaturità”.

Nei primissimi anni universitari, quando mi capitavano i primi studenti liceali sotto le grinfie, ho sempre fatto molta fatica a propinar loro quella serie di ragioni. Quando qualcuno di quei liceali mi domandava perché dovesse fare la versione, la mia risposta era secca ed ironica: “Perché domani hai il compito, studia!”.
Quelle ragioni e quel senso di insoddisfazione davanti a quegli obiettivi però permanevano. Chiunque frequenti gli ambienti (anche internautici) abitati da classicisti sa che le ragioni che ho appena esposto sono le più gettonate.

Solitamente, nel dibattito, si assiste ad una forte diatriba tra difensori e oppositori delle lingue classiche dove i primi portano più o meno sempre le solite ragioni a difesa dello studio delle lingue classiche, ed i secondi liquidano il tutto con il marchio dell’inutilità, ai nostri giorni, di questi stessi studi. Tali discussioni avvengono, va detto, in termini e modi che assomigliano, per analisi critica e puntuale, al tifo da stadio.

Quando ho cominciato ad approfondire le tematiche relative alla Didattica delle Lingue Classiche, il problema, a lungo procrastinato, si è posto con tutta la sua forza perché ero obbligato, a questo punto, a spiegare ad uno studente 14enne perché avrebbe dovuto davvero dare 5 anni della sua vita in pasto al latino ed al greco.
Dovevo dare una risposta che fosse credibile e spendibile nel mondo reale, non fatta di sterili etimologie, glottologie e filologigismi, e neppure di impalpabili formae mentis (obiettivo che ho sempre dubitato essere il primario).
Credo di aver pescato, involontariamente, nella mia formazione di storico dell’Antichità per dare una risposta a questa domanda.

OBIETTIVI PER L’APPRENDIMENTO DELLE LINGUE CLASSICHE (STANDARDS FOR CLASSICAL LANGUAGE LEARNING)

colonnaNel 1994 il Congresso Americano varò l’Educate American Act, il cui scopo fu di stabilire, attraverso una serie di studi, quali dovessero essere gli obiettivi primari dell’apprendimento di ogni singola disciplina al fine di essere pronti a varcare la soglia del 21esimo secolo.
Fra questi furono stilati gli obiettivi per l’apprendimento delle lingue straniere (Standard for Foreign Language Learning), all’interno delle quali furono, in maniera molto chiara, fatte rientrare le Lingue Classiche, immaginando un’America in cui

all students will develop and maintain proficiency in English and at least one other language, modern or classical”

Ciò comportò la crezione di una task force, specifica per il latino ed il greco, che valutasse quali fossero gli obiettivi per l’apprendimento delle lingue classiche (Standards for Classical Language Learning). A questo scopo vi fu la collaborazione dell’American Classical League e dell’American Philological Association.

Senza voler entrare nello specifico, lo studio portò alla creazione di 5 obiettivi (goals), ciascuno diviso in due ulteriori obiettivi (standards) volti a provare l’effettivo raggiungimento del singolo goal. Di seguito elenchiamo i singoli obiettivi.

standards

Lo studio divide poi ogni singolo standard in ulteriori sottolivelli (beginners, intermediate, advanced students) per il raggiungimento dei singoli obiettivi, ma non è questo il luogo per approfondire.
Faccio notare in corsa che l’obiettivo 1.2 degli Standards (“gli studenti parlano, ascoltano, scrivono latino e greco come parte del processo di acquisizione linguistica”) prevede in modo molto chiaro la produzione orale e scritta della lingua con finalità di acquisizione, punto su cui, in ogni articolo di didattica, non abbiamo mai mancato di soffermarci e che è costantemente ribadito da tutte le ricerche scientifiche.

Alcuni dei punti sono poi stati integrati, negli anni successivi, sulla base di tutta una riflessione relativa alle tecniche didattiche, ma sono rimasti sostanzialmente validi.
Lo studio tende a precisare come i vari goals non sono (e non possono essere) separati tra loro meccanicamente, ma anzi, come viene mostrato nell’immagine sottostante, sono collegati in una catena in cui alcuni anelli sono collegati ad altri (ma non tutti con tutti gli altri), presupponendo che ognuno comunichi direttamente solo con altri due, ma in una forma chiusa in cui la rottura di un anello causa il mancato raggiungimento di tutti gli altri goals.anello

Si può notare immediatamente come obiettivi come “logica” e “forma mentis” sono estranei agli Standards, ed anzi tutto lo studio mira a spostare gli obiettivi su un piano di riflessione pratica in contesti reali e moderni. Onestamente ritengo che la chiave degli studi classici sia nei goals 4 e 5, che spingono verso la capacità di analisi critica del mondo moderno attraverso la stessa capacità, che lo studente ha sviluppato, di leggere il mondo antico.

OSSERVARE IL MONDO MODERNO CON GLI OCCHI CON CUI SI OSSERVA IL MONDO ANTICO

Precedentemente ho affermato quanto la mia formazione da storico dell’Antichità mi abbia portato ad una risposta alla domanda che per anni mi ha attanagliato. Perché studiare le lingue classiche? Avevo già sviluppato questo pensiero quando mi sono imbattuto negli Standards americani, che hanno portato a rinsaldare sempre di più quella risposta. Credo che il mondo antico sia un campo fondamentale dove sviluppare una capacità di approccio asettico nei confronti di un’altra cultura. Nel nostro mondo globalizzato questo è impossibile con altre culture moderne, poiché le informazioni che ci sono propinate dai mass media fomentano il pregiudizio da molto lontano e ancora molto prima che il contatto avvenga davvero. Lo studio del mondo antico ci permette invece un distacco emotivo non ottenibile dallo studio di nessun’altra cultura moderna, proprio perché i Greci ed i Romani non sono toccati dai rumores dei Media o dalle chiacchiere da bar. Questa fortuna ci permette di avere un approccio non pregiudizievole nei loro confronti, garantendo un contatto graduale scevro da umori.

La capacità così acquisita, il distacco emotivo che ci consente di sviluppare uno spirito critico lontano da stereotipi e pregiudizi, l’educazione che si sviluppa a leggere il mondo antico con quel distacco (che non significa senza passione!) potrà diventare un’abitudine a leggere anche il moderno con gli stessi occhi.

athenazeQuesta capacità è possibile, io credo, solo potendo accedere direttamente al ricco patrimonio del mondo classico, e questo, a sua volta, è possibile solo se la dimestichezza con la lingua è tale da permettere la lettura scorrevole dei testi per lasciare spazio e tempo ad una  profonda riflessione storica, culturale, filosofica e letteraria. L’apprendimento delle lingue classiche, così come insegnate tradizionalmente, non consente questo accesso, se, dopo 5 anni, lo studente medio ha bisogno di due ore per tradurre 12 righi di testo. Un possesso (assimilabile al livello B2) consente invece questa possibilità.
Spesso, quando pongo queste osservazioni, mi viene risposto che questo è possibile anche facendo i testi in traduzione. Non sono d’accordo, dal momento che, chiunque insegni latino e greco, sa che all’interno delle parole vi è lo specchio di quella cultura (ed è lo stesso per tutte le culture), e che non tutto è traducibile fino in fondo. Si perderebbero, in traduzione, proprio quelle sfumature linguistiche che permettono l’accesso diretto a quella cultura e quindi l’occasione di analizzarla criticamente.

Non metto in dubbio che il metodo tradizionale sviluppi la capacità logica nei ragazzi, anche se penso che questo sia un risultato involontario. Penso solo che studiare le lingue classiche con questo obiettivo sia limitante, come limitante è farlo per riconoscere le etimologie delle parole.  Onestamente, a dirla tutta, li ritengo obiettivi offensivi del portato storico, filosofico e culturale che il mondo antico ci ha tramandato. Mi domando: per fare il medico bisogna spaccarsi la schiena sul greco per 5 anni? Se vogliamo aumentare le capacità logiche dei ragazzi, non è forse meglio fargli fare una materia dedicata, cioè “Logica”?
Peraltro, porre gli obiettivi primari (quando non unici) dello studio delle lingue classiche e del mondo antico costantemente al di fuori da questo stesso mondo, che è ciò che si fa quando si parla di logicapensiero analitico, capacità di problem solving utile nelle altre discipline e forma mentis, è totalmente privo di qualsiasi logica. Sono certamente obiettivi ottimi in sé, ma totalmente fuori bersaglio. Non ricordo dove lessi questo paragone, ma sarebbe come far studiare ad un ragazzo il pianoforte non perché egli possa godere appieno delle composizioni dei più grandi autori, entrando a stretto contatto con quel mondo e quei suoni, ma perché l’esercizio costante gli potrebbe prevenire l’artrite alle mani.
A cosa serve, dunque, studiare latino e greco? A leggere la realtà con occhi più critici, con sguardo più lucidoSono dunque così inutili le lingue classiche? Credo che, nei tempi in cui viviamo, siano forse quanto di più utile ci possa essere offerto.

Sia ben chiaro, non ritengo che questo obiettivo sia appannaggio esclusivo dello studio delle lingue classiche e del mondo antico. Penso però che tali studi siano una palestra incredibilmente senza pari per affinare la capacità di analisi ed il rispetto dell’altro e della cultura altrui, proprio perché, nel nostro mondo interculturale, approcciarsi ad una cultura senza essere stati prima toccati da voci e pregiudizi (che per il mondo antico si fermano al sempreverde “i greci erano tutti pedofili“) può essere davvero considerato un lusso. E’ una capacità non innata, ma che va educata ed esercitata col tempo.

Ritengo che, se riuscissimo a far raggiungere ai nostri studenti l’obiettivo di leggere il mondo moderno con quello spirito critico che solo l’analisi della classicità può insegnare, forse potremmo avere ragazzi con una capacità di leggere il mondo che li circonda con uno sguardo più attento, forse potremmo avere ragazzi in grado di vedere e percepire davvero come parte integrante della nostra società il retaggio antico (e non come uno spirito che aleggia ed ogni tanto si palesa ai loro occhi), senza il rischio di disperderlo, anche se forse non saranno in grado di elencare tutti i temi della terza declinazione.

Giampiero Marchi
Centro di Studi Classici GrecoLatinoVivo – Firenze


Ps: Per scaricare il testo sugli Standards for Classical Language Learning clicca qui.


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14 thoughts on “Perché far studiare il latino (ed il greco) ai nostri ragazzi nell’era di Internet?

  1. Il ridimensionamento dello studio del latino e della cultura umanistica in generale è purtroppo un dato di fatto sempre più percepibile. Mi son permesso di citare questo suo contributo in un mio modesto articolo, di tenore ben più dimesso e provocatorio.

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    • Gentilissimo Luca,
      La ringrazio per la citazione. Ho avuto modo di leggere il suo articolo.
      Purtroppo la situazione è grave. Credo che solo un reale cambio nella didattica possa dare qualche flebile speranza di rinascita. Abbiamo una grande responsabilità nella situazione che si è venuta a creare: finché la didattica delle lingue classiche non accoglierà le scoperte scientifiche nel campo dei processi di apprendimento delle lingue, la situazione è destinata a peggiorare.

      Forse solo nel momento in cui si elimineranno dalla scuola il latino ed il greco, avremo modo di farle rinascere davvero, magari fondando centri e scuole dove sia possibile davvero entrare in profondo contatto con quelle lingue e quel mondo.

      Un saluto,
      Giampiero Marchi

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  2. Sono totalmente in disaccordo con l’autore. La prima e unica, fondamentale ragione per lo studio delle lingue classiche è che… è divertente!!! Vuoi mettere poter leggere il pensiero degli antichi dalla loro viva (e carestinta) voce? ^o^ il resto è noia

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  3. Pingback: Come impariamo una lingua – parte terza | GrecoLatinoVivo

  4. Pingback: Pregiudizi da sfatare sul Metodo Natura | GrecoLatinoVivo

  5. non ho letto tutto l’articolo xkè mi annoia,so solo che ho perso intere giornate a studiare latino senza riuscire a fare neanche mezza versione,è tutta una *$%&%$* questo articolo,poteva dire i concetti senza essere cosi prolisso,ma a quanto pare ha la coda di paglia e ha voluto dilungarsi in modo da annoiare i lettori.

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  6. Ma secondo voi a scuola (non nella scuola elementare, ma stiamo parlando di un liceo) si studiano solo cose che servono? E nella vita facciamo/compriamo solo cose che servono, o ci abbandoniamo anche al superfluo, a qualche lusso? La conoscenza del greco e del latino è quel qualcosa in più, che arricchisce, e magari è anche un buon investimento, per tutti i motivi detti. Fatti non foste per viver come bruti… non c’è bisogno di scomodare gli americani.

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  7. Mi lascia un po’ perplesso la sua convinzione che “lo studio del mondo antico ci permetta un distacco emotivo non ottenibile dallo studio di nessun’altra cultura moderna”. Forse sarei d’accordo con un assioma del genere se parlassimo di culture come quella dei Galli, degli Aztechi o degli Illiri, ma per il patrimonio greco-romano, che dalla stessa antichità fino ad oggi è stato studiato, compreso e frainteso per secoli, mi sembra che una prospettiva di questa specie sia irricevibile. Perché i mass-media dovrebbero distorcere le culture europee ed extra-europee più di quanto, ad esempio, la cultura occidentale abbia fatto e continui a fare con le civiltà classiche? Basti pensare all’immagine che di Virgilio ci dà Dante, che di Saffo ci dà Leopardi, che di Euripide ci dà Nietzsche. Persino Degani (Novecento inoltrato) ci dà un’idea di Ipponatte tutt’altro che asettica. Non è forse alla stessa accademia occidentale che dobbiamo lo stereotipo “tutti i greci sono pedofili”, la convinzione che il fr. 31 di Saffo parli di gelosia e che la democrazia l’abbiano inventata i Greci?
    Inoltre, mi chiedo, qualora davvero esistesse un modo per parlare di una cultura in modo distaccato e non emotivo (cosa sulla quale mi riservo più di un dubbio), siamo sicuri che la scuola sarebbe un luogo adatto allo scopo? Perché un liceo classico non è un dipartimento di filologia, non possiede biblioteche fornite delle ultime novità accademiche e gli stessi insegnanti non sono dei ricercatori universitari. L’idea che la scuola fornisce della classicità è già preconfezionata, fornita da manuali scolastici firmati da accademici. Se anche tutti i professori italiani diventassero d’un tratto scaltrissimi e aggiornatissimi filologi, crede che ci sarebbe il tempo di discutere in classe delle diverse letture che oggi si danno, ad esempio, della tragedia senecana? Credo che sia già abbastanza difficile studiare scientificamente i classici in un dipartimento, figuriamoci a scuola.
    La mia non vuole essere una critica, anzi piuttosto uno stimolo al dibattito. Credo però francamente che la sua apologia delle discipline classiche finisca per essere una riedizione dello slogan settecentesco “classici scuola di democrazia e libertà”.
    Quanto al valore del “pensiero analitico” io ci ripenserei. Lei ha usato la metafora del pianoforte, io preferisco quella degli scacchi. Molti bambini vengono avviati al gioco degli scacchi allo scopo di sviluppare le capacità cognitive, ma non molti genitori pensano che da grandi i loro pargoli faranno gli scacchisti di professione. Gli scacchi divertono, non c’è dubbio, ma scaltriscono anche il cervello, come il latino ed il greco.

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